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Yoga Somatico

Lo Yoga come te

19 Giugno 2026

La solitudine dell’insegnante yoga

Immagine di una persona che insegna yoga che si muove da sola sul tappetino

Il mondo olistico ha un problema, che dall’esterno non si vede e dall’interno nessuno vuole ammettere.

Dall’esterno il mondo olistico è una specie di Paese delle meraviglie, con atmosfere dai colori tenui e luce naturale, calma che si irradia ovunque e che sembra possa essere assorbita per osmosi, linguaggio ben studiato, sorrisi empatici distribuiti come briciole ai piccioni, corpi e menti liberi e liberati da qualsiasi problema (dal mal di schiena, ai blocchi emotivi, a qualunque altra cosa venga percepita come un ostacolo al proprio benessere).

Questo mondo meraviglioso, venduto a peso d’oro dall’algoritmo e dal social media manager competente, si moltiplica all’infinito in ogni nuovo insegnante yoga che sbuca su Instagram o YouTube, o nel nuovo corso online, o nel nuovo ritiro scritto bene dall’AI, o nell’ennesimo centro yoga che fa anche meditazione, massaggi, conferenze, che fa anche da baby-park, che fa anche danza estatica al suono di tamburi e campane e ciotole appoggiate ovunque su corpi speranzosi di illuminazione e ristoro.

Quello che non si vede dall’esterno è che ogni nuovo prodotto che viene sfornato da questa industria di massa crea più rifiuti della moda fast-fashion.

Questo prezzo, molto alto, invisibile dall’esterno, è invece ben visibile a chi in questo mondo ci è dentro fino al collo e ci lavora (o sguazza) da tempo.

Ogni insegnante yoga che abbia provato a vivere di questo lavoro (uso la parola “lavoro” perché di questo si tratta – se lo fai con competenze reali e rispetto di etica morale e leggi fiscali) si è trovato almeno una volta estremamente solo e in difficoltà.

Il mondo olistico è una jungla fuori controllo, dove chiunque sia disinvolto davanti a una telecamera e un portafogli può, dalla sera alla mattina, vendersi come la soluzione a quel problema che avevi da tempo e che la medicina tradizionale, l’avvocato divorzista o il sindacato non è riuscito a risolvere.

Una vita in trincea

La vita dell’insegnante yoga è una vita in trincea, vissuta sotto il fuoco incrociato di “colleghi” e “studenti“.

Colleghi la cui idea di collaborazione è farti pagare una quota del loro affitto, e la cui idea di ispirazione è copiare l’idea del centro yoga di fianco, o del profilo social che seguono, e proporla come propria con parole diverse e video più belli.

Conosco “colleghi” che lavorano senza pagare tasse, senza assicurazione, senza formazione, svendendo lezioni a pochi euro perché tanto hanno un altro lavoro – con tanto di tredicesima e malattia e ferie pagate – e quindi perché non giocare a fare l’insegnante yoga per divertirsi un pò, chissenefrega se inquino un mercato dove qualcuno sta cercando onestamente di viverci con quella professione, e invece faccio credere alle persone che 5€ (o addirittura gratis) sia un prezzo giusto per un’ora di yoga.

Sull’altro fronte ecco invece gli studenti – che in realtà sono clienti – ma pare brutto dirlo perché nel mondo olistico pronunciare la parola soldi è taboo (intascarseli sfruttando le fragilità delle persone, invece, sembrerebbe di no).

Studenti – non tutti per fortuna – che spesso non si rendono conto della fatica che richiede questo lavoro.
Studenti che, per una cifra oraria inferiore a quella che pagano per la donna delle pulizie, vorrebbero avere a disposizione un personal trainer/psicologo/fisioterapista/osteopata/confessore.
Studenti che a volte reagiscono con stizza se non tutte le richieste personali possono essere accolte, usando lo spauracchio dell’abbandono della classe come arma intimidatoria.

Oltre a questi due fronti dichiarati, ci sono poi quelli che io chiamo i tiratori scelti, che osservano a distanza pronti però a colpire. Sono di solito appartenenti a professioni confinanti come fisioterapisti, osteopati, psicologi, counselor, medici e guaritori vari, ognuno diffidente verso la pratica yoga ma pronto a sfruttarne il linguaggio se questo vuol dire aggredire un nuovo target di potenziali clienti (che sarebbero in realtà pazienti, ma in questo caso vengono assimilati a clienti poiché girano più soldi)

Siamo tutti coinvolti

Lavorare in questo ambito sta diventando, secondo me, insostenibile e mortificante per chi aveva iniziato credendo nel valore della cura e dell’auto-consapevolezza.

Vorrei fare un appello a tutte le figure chiamate in causa in questo articolo, invitandole a passarsi una mano sulla coscienza e chiedersi onestamente a chi giova tutto questo, se il risultato è una competizione spietata che non guarda in faccia a nessuno e un mercato confusionario dove chi ha veramente bisogno viene adescato sfruttando proprio quelle fragilità che vorrebbe affrontare.

Io non so quale sia la soluzione, di certo non basta appellarsi all’etica personale, forse il mercato si autoregolerà lasciandolo libero o forse, visto che rischiano di andarci di mezzo persone oneste e persone davvero vulnerabili, sarebbe auspicabile che finalmente qualcuno si decidesse a regolamentare anche questo ambito, inserendo maggiori controlli e non solo maggiori tasse (anche perché chi sfrutta questo sistema agisce fuori dalla visibilità legale).

Nella Giornata Internazionale dello Yoga, tra una pratica gratuita al parco e l’ennesimo post acchiappa-like, forse sarebbe giusto guardare questa disciplina con meno ipocrisia e ammettere che la abbiamo ridotta all’ennesimo prodotto di consumo di massa. 

Nella Giornata Internazionale dello Yoga mi piacerebbe che chi occupa questo spazio, per una volta, invece di guardare solo al proprio orticello ampliasse lo sguardo anche a cosa c’è intorno: una politica degli spazi che è diventata business, il collega che è rimasto da solo ad affrontare le difficoltà, la persona che ha veramente bisogno e che non viene raggiunta, il giusto riconoscimento ad un lavoro che spesso è sottovalutato.

Ce la faremo? In fondo Yoga significa “Unione“, forse vale la pena chiedersi che senso ha questa parola per ognuno di noi, nessuno escluso.


Categoria: Blog

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Commenti

  1. Sam dice

    19 Giugno 2026 alle 9:40 pm

    grazie Laura per questo bellissimo articolo, insegnare molte volte non è facile, richiede sacrifici e la.vita di un insegnante non è tutta rose e fiori ma credo nell’andare avanti, nel continuare a condividere ciò che per me è lo uoga, ciò che lo yoga mi ha dato e come.lo yoga mi ha cambiata poi chissa qualcosa succederà..

    Rispondi
    • Laura Anzuoni dice

      20 Giugno 2026 alle 6:00 pm

      Sono contenta che ci siano altri insegnanti a condividere questi valori, e una cosa non esclude l’altra, nel senso che possiamo continuare ad avere fiducia in ció per cui avevamo iniziato ad insegnare e, allo stesso tempo, combattere per migliorare le condizioni di questo lavoro.

      Rispondi
  2. Patrizia Porello dice

    20 Giugno 2026 alle 9:34 am

    in effetti!!!!……tutte considerazioni giustissime. Ormai tutto, ma proprio tutto, è diventato un business……e basta.
    Questo è una problema e un limite per chi ha sempre praticato con la certezza che questo in primis un gesto d’amore verso se stesso e verso le persone a cui venivano trasmessi concetti e principi, con cui condividere momenti importanti di consapevolezza e di bellezza nel gesto, del movimento.

    Rispondi
    • Laura Anzuoni dice

      20 Giugno 2026 alle 6:07 pm

      Il fatto è, cara Patrizia, che questo è in primis un lavoro, se fatto in un certo modo, e l’amore che uno ci mette non dovrerbbe renderlo piú precario né giustificare qualsiasi cosa si voglia proporre alle persone. Ci vogliono piú responsabilità e piú tutele, altrimenti è il caos.

      Rispondi
  3. Cecilia Benda dice

    21 Giugno 2026 alle 2:21 pm

    Grazie Laura per aver condiviso queste riflessioni. Posso solo immaginare quanto possa essre difficile lavorare in un settore cosí poco strutturato e tutelato….un pó lo specchio di questa Italia. Finché le cose non cambieranno parlarne e denunciare queste dinamiche é importantissimo!

    Rispondi
    • Laura Anzuoni dice

      23 Giugno 2026 alle 8:53 am

      Grazie a te, Cecilia, per aver dedicato del tempo a leggere queste riflessioni.

      Rispondi

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